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De Zerbi a DAZN: "Le big, manager all'inglese, il mio calcio e il Sassuolo"

di Redazione SN
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© foto di DAZN

Il suo stile di gioco, il suo carattere, i giocatori migliorati, il ruolo sul mercato: questo e tanto altro nell'intervista di Federico Balzaretti a mister Roberto De Zerbi. "Nessuno in Italia migliora i giocatori come lui". L'ex giocatore ha intervistato per DAZN l'attuale allenatore del Sassuolo: "Devi avere giocatori intelligenti e io ho la fortuna di averne tanti, capiscono subito cosa fare e anche questo è un credo perché mi riporto a quello che ero io da giocatore perché non volevo essere imboccato, volevo essere indirizzato ma la scelta dovevo farla io, non volevo essere un soldatino mosso dal joystick".

Ci sono giocatori che ti mettono in crisi e ti portano a migliorare?
"Ce ne sono, a me piace e li ascolto anche. Il miglioramento per un allenatore passa dallo studio ma dalla risposta chiara dei giocatori, anche i portieri Pegolo e Consigli mi chiedono delle cose e propongono, poi chiaramente devono convincermi bene, a volte il punto di vista di chi è in campo è più realistico di quello dell'allenatore in panchina".

I cambiamenti anno dopo anno?
"Cerco di mettere la squadra a seconda dei giocatori che ho a disposizione più vicini alle loro caratteristiche. Il primo anno con Boateng centravanti non avevamo tanta profondità, dovevamo salire di squadra e dovevamo essere più orizzontali per conquistare metri. Negli anni successivi non avendo giocatori così forti fisicamente ma avendo tanta gente di gamba abbiamo messo un mediano in più per portare un giocatore in più in costruzione ed essere più verticali".

Hai fatto una tesi a Coverciano sull'uscita palla da dietro: illustri bene quelle idee?
"O il perno sale o si ferma e salgono i due braccetti (gli altri due difensori), stringendo i due braccetti di difesa, i due mediani diventavano mezz'ali, il triangolo era ribaltato".

E' chiave per te e la tua squadra avere più soluzioni, anche con Consigli e il lancio lungo?
"Ci adeguiamo all'atteggiamento delle squadre, ad esempio come contro l'Atalanta, ma lo puoi fare se hai un portiere che ha 50 metri di lancio e se hai Defrel che ha la moto, per questo nel corso degli anni siamo diventati più verticali".

C'è un giocatore che è venuto a fine partita e ti ha detto 'quello che abbiamo fatto è quello che mi mancava'?
"Se vai sulle caratteristiche del giocatore trovi sempre apertura, trovi chiusura quando gli richiedi un qualcosa che lui non vuole fare, non può fare e non gli piace fare".

Locatelli?
"Locatelli è un ragazzo intelligentissimo. Io non credo che noi abbiamo grandi meriti, era già un giocatore prima di venire da noi. Il merito grande è dei compagni che l’hanno un pochino registrato. Lui è intelligente, l’ha capito e quando ha voluto svoltare è diventato quel calciatore che adesso ci lascia a bocca aperta. Così forte non ce lo aspettavamo. Lui dovrà fare in futuro il protagonista ovunque andrà, non deve andare a fare numero".

Il tuo carattere può essere un problema in un grande club?
"Tutte le squadre sono fatte da uomini e da rapporti, non è che se si è duri non si metta il lato umano come base, a livello di importanza, non è quello. Essere esigenti non va a cozzare con il non essere intelligente e rispettoso. Non so se è un problema ma quando hai un giocatore, che sia campione o buon giocatore, hai sempre un uomo davanti".

La Romania?
"Mi ha fatto cambiare prospettiva perché avevo allenatori portoghesi e rumeni, ho avuto tanti compagni stranieri che avevano una prospettiva di calcio diversa dalla nostra e lì ho pensato che potesse essere la mia strada. Quando ho iniziato a pensare da allenatore il Barcellona, quello vero con Xavi, Iniesta e Dani Alves...quando c'era una partita del Barça la sera la giornata trascorreva bene perché pensavi al divertimento la sera".

Manager all'inglese?
"Anteponendo il calciatore a tutto, pensando che sia lui quello che sposti nel calcio, poi l'allenatore deve essere bravo a dare identità, coraggio, fiducia, ma alla fine giocano loro e più giocatori forti si hanno più l'allenatore è avvantaggiato. Se c'è da farsi sentire, do la mia opinione io la do, sempre rispettando la società e il budget. Io sono innamorato della mia squadra. So di avere alzato l'asticella un po' troppo ma non importa poi se a quell'obiettivo ci arrivi, l'importante è che tu quel percorso per raggiungere quell'asticella lo hai fatto lo stesso".

LEGGI ANCHE: Sassuolo, ovvero il serbatoio presente e futuro dell'Italia calcistica

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